GRUPPO AEC TUTELA AMBIENTE E SALUTE

Associazione Europa Cultura – Italia

 

Il GRUPPO AEC TUTELA AMBIENTE E SALUTE della Associazione Europa Cultura – Italia ha inviato all'europarlamentare Andrea Zanoni, membro della commissione ENVI (Ambiente, sanità pubblica e sicurezza alimentare) e della commissione EMPL (Occupazione e affari sociali) la proposta di una Richiesta di infrazione all'Italia da parte della Comunità Europea per inadempienze “nell'autorizzazione unica” degli impianti di produzione di energia elettrica alimentati da fonti rinnovabili (Biogas-Biomassa).

Questo il testo della proposta:

 

 

Richiesta di infrazione all'Italia da parte della Comunità Europea per inadempienze “nell'autorizzazione unica” degli impianti di produzione di energia elettrica alimentati da fonti rinnovabili (Biogas-Biomassa).

In Italia sta emergendo una fortissima preoccupazione riguardante problematiche ambientali e di salute, legate agli impianti a Biogas e  a Biomassa.

Premessa

Molte amministrazioni stanno rilasciando a proponenti di progetti autorizzazioni che, in base alle disposizioni di legge in materia, non dovrebbero essere consentite.

I risultati di questi permessi senza i necessari passaggi procedurali a tutela dei cittadini sono sotto gli occhi di tutti. Gli impianti già entrati in funzione sono spesso insediati nei pressi dei corsi acqua e/o di aree protette o vincolate e hanno già creato problemi di emissioni maleodoranti, sversamenti di digestato e/o sostanze cariche di nitrati nei fiumi e nei mari interferendo anche con la balneazione nella stagione estiva, animali morti, ecc… Entrando nel merito, nonostante tutta una serie di intrecci normativi, sembra che a regolamentare la gran parte dei procedimenti di autorizzazione di impianti per la produzione di energia rinnovabile nel nostro ordinamento ci sia un unico articolo, l'art. 12 del D. Lgs. 387/2003. Vi si cita che "le opere per la realizzazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili, nonché le opere connesse e le infrastrutture indispensabili alla costruzione e all'esercizio degli stessi impianti, autorizzate ai sensi del comma 3, sono di pubblica utilità ed indifferibili ed urgenti".

Si evince che questi impianti acquisiscono la pubblica utilità soltanto DOPO l'autorizzazione, rilasciata a seguito della verifica del rispetto di tutta la normativa vigente in materia ambientale, paesaggistica, sanitaria, urbanistica.

A conferma di ciò si legga Consiglio di Stato n. 175/2012: "l'art. 12 attribuisce la qualificazione di opera di pubblica utilità solo alle opere che già abbiano ottenuto l'autorizzazione unica, la quale sconta l'avvenuta verifica del rispetto delle normative vigenti in materia di tutela dell'ambiente, di tutela del paesaggio e del patrimonio storico-artistico (e che costituisce, ove occorra, variante allo strumento urbanistico)".

Si vuole segnalare che recentemente è stata bocciata dalla Corte Costituzionale l'esclusione degli impianti a biogas dalla procedura di verifica di assoggettabilità a VIA.

La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 93 del 22 maggio 2013, ha infatti annullato le parti della L.R. della Regione Marche la n. 3 del  26 marzo 2012 (titolata “Disciplina regionale della valutazione di impatto ambientale”) che escludevano in base alla sola soglia dimensionale gli impianti a biogas dalle valutazioni ambientali previste dalla legge per tutelare ambiente, salute, diritto alla informazione ed alla partecipazione nei procedimenti, e tutti gli altri diritti dei cittadini.

Quindi, chi si trovasse a rilasciare “autorizzazioni frettolose”, si troverebbe di fronte ad impianti privi di qualsiasi fondamento normativo e perciò illegittimi. In questo contesto, l’interpretazione dell’intero apparato normativo in materia di “autorizzazione unica”: non può essere sufficiente ad escludere la VIA (e/o, al minimo, la procedura di verifica di assoggettabilità a VIA, cd. screening) con il solo parametro di tipo dimensionale dell'impianto (che potrebbe anche essere approssimativo, se non fittizio), ma anche con altri elementi, tra i quali: il cumulo con altri progetti, l’utilizzazione di risorse naturali, la produzione di rifiuti, l’inquinamento ed i disturbi ambientali da essi prodotti, la loro localizzazione e il loro impatto potenziale con riferimento anche all’area geografica e alla densità della popolazione interessata. Come descritto nelle norme della direttiva 2011/92UE nell'allegato 3.

Tali caratteristiche sono determinanti ai fini della corretta individuazione dei progetti da sottoporre a VIA o a verifica di assoggettabilità, ma specialmente nell’ottica dell’attuazione dei principi di precauzione e di azione preventiva per preservare l’ambiente e la qualità della vita

Inoltre, il proponente deve essere soggetto a tutta una serie di obblighi informativi rispettosi dei parametri imposti dalla Convenzione di Aahrus e dalla direttiva 2011/92/UE in materia di VIA (come descritto nell'art. 6), tra cui quello di: “garantire il diritto di partecipazione del pubblico alle attività decisionali in materia ambientale, per contribuire a tutelare il diritto di vivere in un ambiente adeguato ad assicurare la salute e il benessere delle persone”.

Da questa disamina sarebbe auspicabile un cambio di orientamento da parte della giurisprudenza amministrativa nazionale ed anche da parte della GSE (Gestore dei servizi energetici, che rilascia incentivi pubblici molto sovradimensionati), attraverso una segnalazione forte da parte della Commissione Europea dell'Ambiente  all'Italia, per fare rispettare le normative già esistenti ed avviare procedimenti chiari e corretti, utili a non  ingrossare le fila di speculatori senza scrupoli.

Gruppo  AEC Tutela dell'Ambiente e della Salute sezione  di Padova

31/10/2013

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