COORDINAMENTO NAZIONALE AEC 

COMITATI ALLUVIONATI E TERREMOTATI ITALIANI 

POPOLO DEGLI ALLUVIONATI

Associazione Europa Cultura – Italia

AEC Italia – CIRCOLO AEC VENETO

Organizzazione di Volontariato - Associazione senza fine di lucro

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Prot. ITAEC2606 - Abano Terme, 29 Settembre 2014

 

Testo della Mozione

 

NECESSARIO COMPLETARE IDROVIA PADOVA – VENEZIA MARE

Un’opera indispensabile per eliminare il rischio idraulico incombente

sul territorio tra Vicenza, Padova e il Basso Veneziano

 

MOTIVAZIONI

Cinquant’anni di studi e monitoraggi non sono bastati e ancora oggi estese aree del Veneto sono esposte al massimo grado di rischio idraulico a causa dei continui gravi e sempre più ricorrenti eventi metereologici. L’intensa urbanizzazione subita dal territorio, frutto di una scriteriata speculazione edilizia (e quindi non solo per l'asserito "cambiamento climatico"), ci portano a constatare che i fiumi Brenta e Bacchiglione non riescono più a contenere e smaltire le acque di piena e quindi la portata dei due fiumi - nel tratto a valle di Padova - è di molto superiore a quella contenibile nella loro corrispondente sezione arginale/trasversale, ormai sottodimensionata. Una situazione idraulica che provoca esondazioni, tracimazioni e rotte arginali con allagamenti di estese superfici nelle quali ricadono grossi centri abitati, zone industriali (quella di Padova che è la più grande d'Europa) e terreni agricoli ad alta vocazione produttiva, dediti a colture specializzate e redditizie. Terreni che si trovano a diversi metri sotto il livello del mare, mentre l'acqua dei fiumi in piena raggiunge la quota di 4/5 metri al di sopra del piano campagna abitato e coltivato.

 

Non potendo ridimensionare la sezione dei canali per l'avvenuta antropizzazione del territorio si intravede come possibile soluzione il completamento dell'idrovia Padova – Venezia – Mare, il cui tracciato ricade in prossimità del tratto terminale del Brenta e del Bacchiglione. Collegando i due canali con una idrovia adeguatamente dimensionata (con una portata di almeno 500 mc./sec.) si eliminerebbero le pericolose piene dei fiumi salvaguardando città e zone contermini lungo tutte le aste fluviali dei rispettivi fiumi anche a monte, fino alla pendenza di media pianura (Vicenza per esempio e i comuni contermini), ma anche il tratto Vicenza - Padova). Ne gioverebbe tutta la rete degli "scolmatori" della Bassa Pianura del Veneto Centrale, con relativi apparati di smistamento e controllo del flussi acquei, a seconda delle piene nelle diverse zone del Veneto.

 

Una soluzione studiata e proposta dal Dipartimento di Idraulica dell'Università di Padova, recepita dalla Regione Veneto su indicazione della Commissione di Esperti convocata dall’Ente regionale stesso all'indomani della grande alluvione del 2010, soluzione già sollecitata agli Organi Competenti nel 2006 dall'allora Prefetto di Padova (dr: Lepri - Gallerano) ma che non ha trovato alcun riscontro operativo. Le popolazioni residenti lungo le aste dei due canali hanno caldamente auspicato la realizzazione di quest’opera affiancate da molte Amministrazioni Comunali. Ma la Regione - pur dichiarandosi favorevole all’opera - si è comportata però con freddezza, tergiversando al punto tale da sembrare restia alla sua realizzazione.

 

La Regione nel 2012 ha predisposto uno studio di fattibilità sull'idrovia - rimasto fermo per molti mesi - che prevedrebbe tre ipotesi progettuali, nessuna però appare razionalmente ed economicamente realizzabile. Infatti, per l'ottimizzazione dell'opera con un congruo e positivo rapporto tra costi e benefici, il suo completamento dovrebbe assolvere ad una duplice funzione: scolmatore delle piene dei fiumi e canale navigabile/idrovia (di 5^ classe), con la funzione di collegare Padova con Venezia e il suo porto, sia quello attuale che quello futuro artificiale (off-shore) di prossima realizzazione nell’Adriatico, appena fuori delle acque lagunari. Questa seconda funzione navigabile offrirebbe la possibilità di abbattere il volume e i costi del trasporto su gomma, eliminando l'intasamento da traffico pesante nelle locali arterie stradali e riducendo notevolmente - se non completamente - l'inquinamento derivante dal trasporto su gomma, specialmente lungo la Riviera del Brenta nota per i suoi valori storico e architettonici e per la delicatezza del suo sito ambientale. Entrambe le funzioni di questo canale assolverebbero le direttive della Comunità Europea in materia di rischio idraulico-alluvione e di trasporto su vie navigabili.

 

Di recente la Regione Veneto ha pubblicato un bando per la progettazione preliminare dell'auspicato canale, ma con una successiva comunicazione l'Assessore Regionale all'Ambiente lascia intravedere un rinvio "sine die" del realizzo dell'opera (correndo il rischio di perdere i previsti contributi della Comunità Europea). Nel contesto delle “tergiversazioni regionali” pare si voglia ora dar corso alla Strada Camionabile Padova - Venezia (un’autostrada su due corsie a pagamento) pressoché parallela all'Autostrada PD - VE (A-4) della quale da più parti si invoca invece l'allargamento realizzando altre corsie a lato di quelle esistenti.

 

Questa “camionabile” altro non costituirebbe che la bretella di collegamento tra Padova e la Nuova Romea Commerciale (Orte - Mestre) di fatto molto contestata dalla popolazione sia per l'impatto negativo che provocherebbe sui territori attraversati come pure per eventuali realizzazioni di grossi insediamenti produttivo/commerciali che questa arteria faciliterebbe, aggravando una già pesante situazione. In alternativa alla Orte - Mestre si auspicherebbe un maggior adeguamento all'attuale traffico sulla Romea. Quel che più preoccupa è il fatto che l'esecuzione della citata camionabile di fatto impedirebbe la realizzazione dell'indispensabile e voluta idrovia, riducendola così ad un mero “fosso” che si tenderebbe impropriamente a definire come "scolmatore".

Viene pertanto sollecitato un interessamento degli Organi Ministeriali competenti invitandoli ad un preciso e fermo intervento presso la Regione Veneto affinché questa dia corso alla realizzazione dell'opera, ma solo nella sua duplice funzione, quella di canale scolmatore - per garantire l'incolumità di migliaia di persone esposte al grave rischio idraulico –e quella di canale navigabile, con tutti i benefici del caso. Quanto fortemente voluto e richiesto dalla popolazione e dai Comitati che si riconoscono nella nostra Associazione, trova un preciso riscontro anche nelle recenti direttive del Governo, riportate anche nel "Decreto Sblocca Italia " in tema di dissesto idrogeologico e di infrastrutture trasportistiche.

 

Si auspica inoltre, vista la fattibilità e il costo non elevato, la costruzione del Bacino anti Alluvione di Meda - Piovene Rocchette nell’Astico, situato in una zona senza antropizzazione, dove verrebbero stoccati circa 10 milioni di metri cubi, con altre positività ad esso collegate: produzione di energia elettrica, bacino per riserva estiva, lago per turismo e rimpinguamento delle falde profonde, così attualmente molto inquinate, che sono utilizzate per gli acquedotti di quasi 1 milione di abitanti, oggi assediati da varie sostanze cancerogeniche.

Entrambe le opere così strutturate avrebbero il beneplacito dell’Europa e dei relativi Fondi Strutturali Europei.

 

Associazione Europa Cultura Italia

Il Presidente

Mariapaola Meli

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